Michael Ende

Michael Andreas Helmuth Ende
Garmisch-Partenkirchen, 12 novembre 1929
Stoccarda 28 agosto 1995

 

BIBLIOGRAFIA

  • Le Avventure di Jim Bottone (1960)
  • La Terribile Banda dei Tredici Pirati (1962)
  • Il Libro delle Poesie (1969)
  • Momo (1973)
  • LA STORIA INFINITA (1979)
  • La Favola dei Saltimbanchi (1982)
  • Lo Specchio Nello Specchio (1986)
  • La Notte dei Desideri (1989)
  • La Prigione della Libertà (1992)
  • Il Pifferaio Magico (1993)
  • La Leggenda della Luna Piena (1993)
  • A Scuola di Magia (1994)

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BIOGRAFIA

Michael Ende era figlio del pittore surrealista Edgar Ende il quale aveva un'attività artistica inizialmente ben avviata che però incontrò nel corso degli anni '30 diverse difficoltà, a causa dell'imporsi del regime nazista. Nel 1936 Edgar  fu costretto a sospendere qualunque esposizione e l'anno successivo tutte le sue opere furono confiscate dalle autorità in quanto ritenute "arte decadente".

Gli anni precedenti la guerra, per Michael, furono anni di crescita e studio, funestati, nel 1937, dalla morte di un suo intimo amico, Willie: sulla sua immagine lo scrittore modellò, in seguito, l'aspetto di Bastiano, il protagonista de "La Storia Infinita".

Nel 1941, a soli dodici anni, una sospensione scolastica lo spinse a pensieri suicidi che riuscì a superare. L'anno successivo Michael evitò fortunosamente l'ingresso nella Hitler Jugend, ma nel 1945 venne forzatamente arruolato per l'estrema difesa della Germania nazista, ormai prossima alla disfatta totale. All'età di 16 anni e dopo un addestramento di un sol giorno, fu mandato al fronte, dove vide morire tre suoi compagni nei primissimi combattimenti. Egli allora disertò percorrendo a piedi, lungo tutta una notte, ottanta chilometri, nel tentativo di raggiungere Burach, dove viveva sua madre. Entrò quindi in un'organizzazione antinazista (Fronte per la Baviera Libera) sino al termine della guerra.

Gli anni seguenti la guerra furono segnati, per Michael, ormai quasi maggiorenne, dall'incontro con l'Antroposofia di Rudolph Steiner e quindi con il teatro. La sua ambizione divenne quella di poter essere attore. Scrisse opere teatrali e recitò in ruoli secondari, senza tuttavia ottenere grande riscontro.

Nel 1951 conobbe Ingeborg Hoffmann, che in seguito diventò sua moglie.

Il 1953 fu l'anno della crisi familiare dei genitori di Michael. Il padre conviveva con Lotte Schleger, della stessa età di Michael, mentre la madre tentò il suicidio. Michael riuscì a salvare la madre, consigliandole la pittura come terapia, ma la riconciliazione tra Michael e suo padre Edgar avvenne solo tre anni dopo, nel 1956.

In questi anni Michael ottenne un lavoro presso una compagnia radiofonica e nel frattempo, consigliato da un amico, scrisse, nel 1958 il suo primo libro: "Le avventure di Jim Bottone", che venne tuttavia rifiutato dall'editore cui lo spedì.

Due anni dopo, nel 1960, riuscì a ottenere la pubblicazione dall'editore Tienemanns. Il successo del libro, primo premio nel 1961 per la letteratura per l'infanzia, permise a Michael di ottenere la stabilità economica.

Nel 1964 si sposò a Roma con Ingeborg Hoffmann.

Nel 1965 suo padre morì per un attacco di cuore.

Continuò a lavorare per il teatro, sinché, nel 1971, si spostò a Genzano. Erano questi gli anni in cui lavorava a "Momo", che completò nel 1972.

Tienemanns accettò di pubblicarlo dopo alcune esitazioni. L'edizione del libro era accompagnata da illustrazioni dello stesso autore. Nel 1974 il libro ricevette un premio tra la letteratura per adolescenti.

Nel 1973 morì la madre di Michael.

Nel 1977 Michael compì il suo primo viaggio, di due settimane, in Giappone, paese dove lo scrittore sarebbe stato in seguito molto amato.

Nel 1979 completò e pubblicò "LA STORIA INFINITA".

L'enorme successo del libro e la gran quantità di premi ricevuti, con una conseguente riscoperta di "Momo" da parte di pubblico e critica, portarono a Michael grande notorietà, la quale, tuttavia, risultò troppo pesante per l'autore, che ne risentì fisicamente e mentalmente.

Nel 1982 firmò il contratto per la versione cinematografica de "La Storia Infinita", ma quando apprese in seguito delle enormi modifiche che produzione e regista volevano apportare alla storia era troppo tardi per opporsi.

«Mi hanno ingannato! Quello che hanno fatto è una sozzura a livello umano, un tradimento a livello artistico» commentò dopo avere visto la prima del film che venne proiettato nei cinema nel 1984, nonostante i tentativi dello scrittore per bloccarlo. Intentò una causa alla produzione perché fosse eliminato il suo nome dai titoli di testa, causa che, purtroppo, nel 1985, perse.

Nel 1983 completò "Lo Specchio nello Specchio", raccolta di racconti cui stava lavorando da almeno dieci anni.

Nel 1985 morì la moglie.

Lo stesso anno Michael, dopo quattordici anni di vita in Italia, decise di tornare in Germania.

Nel 1986 venne completata la versione cinematografica di "Momo" (cui sarebbe seguita quella postuma a cartoni animati di Enzo D'Alò, "Momo alla conquista del tempo").

Nel 1989 tornò in Giappone, dove sposò la sua seconda moglie, Satō Mariko e furono sempre più frequenti le visite in Giappone negli anni successivi.

Purtroppo, nel 1992 cominciarono i problemi allo stomaco, sino al 1994, quando gli viene diagnosticato un cancro incurabile.

Michael Ende morì alle 19:10 del 28 agosto 1995, all'età di soli 65 anni.

 

TEMATICHE

La grande tematica sviluppata da Ende, cardine del libro "La Storia Infinita", è il potere creativo assoluto della fantasia, matrice di tutte le storie possibili. La fantasia ora è una forma di salvezza da un mondo arido, divorato da un'economia impersonale e calcolistica (Momo); ora è una porta d'accesso quasi mistica a mondi ulteriori che vivono in simbiosi con la realtà, due lati di uno specchio che non possono fare a meno l'uno dell'altro; ora è una sorta di possessione allucinante, che dissolve la stessa realtà in un sogno tra i sogni, il mondo concreto inglobato dalla visione, ridotto solamente a una delle infinite storie possibili.

Così in Momo la fantasia è una sorta di elisir in grado di salvare il mondo, di insufflare la vita in un tempo che rischia di divenire meccanico, morto. Così anche ne La storia infinita, dove tuttavia non è solo la fantasia (ipostatizzata nel regno chiamato appunto Fantàsia) ad essere minacciata dal nulla (nella prima parte del libro), ma è essa stessa a potersi trasformare in una minaccia, quando al servizio di un delirio egoico di onnipotenza (nella seconda parte del libro). Viene comunque confermato il suo valore creativo e di sana fuga da un mondo spesso difficile da vivere e, come tale, da ritrasformare, contro quanti, anche nel corso della storia della cultura, hanno invece ritenuto la fantasia stessa un fattore di irresponsabilità. Completamente diversa la questione ne Lo specchio nello specchio o La prigione della libertà, dove, palese la lezione di Borges, la dialettica tra reale e irreale, tra sogno e veglia, è presentata come conflitto drammatico, angosciante, lacerante, solo a tratti sereno, tendente verso l'astratto, quasi una pulsione di morte nirvanica.

Fonte: Wikipedia

 

“… ma questa è un'altra storia
e la si dovrà raccontare un'altra volta”.

 

per maggiori informazioni www.michaelende.de