Genesi di un Sogno

 

da "Teatro in movimento" © 2005 by Marco V. PogliaghiCOME NASCE "LA STORIA INFINITA"

"LA STORIA INFINITA" è un romanzo di Michael Ende edito nel 1979 del quale in Italia non era mai stata tentata rappresentazione teatrale.

Ideato nell'agosto del 2005 dallo scrittore MARCO V. POGLIAGHI, l'adattamento teatrale in lingua italiana è tratto dal romanzo originale e ne rispetta alla lettera gli obiettivi e la volontà autoriale. Non si tratta quindi di un libero adattamento, ma di un'attenta e prodigiosa ricostruzione in formato teatrale dello sconfinato sogno di Michael Ende.

PAOLO FREDDI che ha concepito e realizzato le splendide scenografie digitali virtuali in computer grafica, ha curato ed adattato la coreografia delle azioni e dei combattimenti e ha supervisionato la parte tecnica ed illuminotecnica apportando, con la propria esperienza e creatività, l’importante contributo artistico necessario al buon esito del progetto.

Nel 2006 l'autore dell'adattamento teatrale è nel consiglio direttivo dell'Associazione TEATRO2 di Milano e, sotto la regia di Daniele Camiciotti e l'aiuto regia di Teresa Zampardo, lo spettacolo approda al Teatro Carcano di Milano in quella che sarà ricordata come la prima nazionale assoluta di questo progetto. Da segnalare che per questa associazione, il Pogliaghi, ha sottoscritto personalmente l’importante contratto con gli eredi di Michael Ende e ha rivestito anche il fondamentale ruolo di produttore esecutivo.

Nel 2010 la messa in scena del progetto teatrale “LA STORIA INFINITA di Michael Ende" è stata affidata all’Associazione “LA SILLOGE” e con la regia degli stessi Freddi & Pogliaghi.

"Il tutto è avvenuto contro le consuetudini, oltre ogni possibile ostacolo, per far conoscere il meraviglioso testo di Michael Ende in un'inedita formula teatrale che 'parte dai giovani, per ritornare ai giovani'.
Ad ottobre 2005, quando il copione era praticamente pronto, cominciarono i primi dubbi su come realizzare le scene e ricordo lunghissime conversazioni anche solo per programmare quello che doveva essere fatto nel giusto ordine. Sapevo che gli ostacoli sarebbero stati parecchi e che complessivamente stavamo per lanciarci in un’impresa titanica, planetaria.

Cominciammo quindi col fissare alcune regole prioritarie":

  1. rispettare alla lettera la volontà dell’Autore
    significava dare i messaggi contenuti, nel giusto ordine e dimensione indipendentemente dalla durata dello spettacolo. Questo particolare si rivelò da subito il cardine del processo evolutivo del progetto perché alla prima lettura del testo lo spettacolo sarebbe durato circa 4 ore e mezza. Operai quindi degli interventi che hanno portato all'attuale, riuscita, dimensione per un totale di 2 ore e 30 minuti di puro spettacolo;

  2. realizzare l’adattamento in perfetto italiano
    l'esclusione totale dei riferimenti alle edizioni cinematografiche era più che mai necessaria. Ad un lessico familiare, preferii un linguaggio forbito, un italiano ricercato, più vicino alla parola scritta che a quella parlata, senza sprofondare nell’aulico;

  3. impiegare i giovani come indiscussi protagonisti
    Bastiano e Atreyu dovevano essere dei ragazzini autentici e non adulti che si spacciavano per tali come invece avviene, purtroppo, in molte ricche produzioni;

  4. umanizzare tutti i personaggi fantastici
    per rendere ancora più sottile la distanza tra realtà e fantasia raffigurammo ogni personaggio fantastico in una più contenuta – ma certamente più rappresentativa – dimensione umana confidando nell’abilità dell'attore in scena;

  5. ricreare le ambientazioni in computer grafica
    alle scenografie materiali ed ai soli giochi di luce, abbiamo preferito le scenografie virtuali proiettate in retroproiezione. Una tecnologia nuova, a quel tempo ancora poco utilizzata negli spettacoli teatrali, ma era l'unico modo per ricreare un ambiente tridimensionale;

  6. lanciare la prima rappresentazione in un teatro importante
    quanto importante non potevamo ancora stabilirlo, ma sin dalle prime conversazioni avevamo fatto nomi grossi come il “Carcano”, teatri che solo i più coraggiosi nominano senza vacillare;

  7. dare ampiamente notizia sul web
    creare quindi un sito internet dedicato allo spettacolo e dargli massima pubblicità e visibilità possibile;

 

FORMAZIONE DEL CAST E DELLO STAFF

Sfruttando il web facemmo diversi annunci sui siti internet teatrali ed utilizzammo abbondantemente gli strumenti a nostra disposizione e dopo avere fatto un casting sfibrante e complesso, avevamo formato il Cast.

Raccogliemmo in tal modo dei giovani talenti come non se ne sono mai visti!
Sin da subito attuammo con loro un dialogo “esclusivo”, mettendoli a proprio agio e facendo loro capire che il teatro non è un test per la vita, ma una nuova divertente esperienza di vita, interdisciplinare, che comprende tutte le materie scolastiche finanche educazione fisica. Non è forse questo il teatro? Storia, geografia, matematica, informatica, scienze, letteratura e ginnastica del corpo e della mente?

Sin dai primi provini abbiamo potuto notare diverse tipologie di ragazzi ed abbiamo scelto quelli che, per chiarezza di principi o per forte volontà erano venuti perché l’avevano deciso loro respingendo immediatamente quelli che erano stati forzati dai genitori a partecipare.

Cerano ragazzi con una spiccata personalità che è bastato guardare dritto negli occhi, trasparenti e bellissimi della gioventù, sognatori, coraggiosi e un po’ sfacciati per capire che andavano bene per noi. Dopo un breve dialogo introduttivo che coinvolgeva, in minima parte, i genitori, si è dato il via alla fase operativa del provino: la lettura del copione.

Attraverso la lettura abbiamo potuto comprendere come il “lettore-attore” esprimesse le proprie emozioni, la capacità interpretativa, il relazionarsi con i personaggi del contesto, la capacità di esprimere la propria voce ed il proprio corpo.

Abbiamo poi chiarito sin da principio che questo non era un semplice progetto con il fine di dare o fare spettacolo, ma un processo educativo che doveva interagire con la scuola. Non avremmo accettato in nessun caso il seppur minimo calo nel rendimento scolastico dei ragazzi ed anzi, sollecitavamo - come anche adesso del resto - un miglioramento nelle materie dove loro potevano essere più incerti.

Dei molti ragazzi che hanno partecipato al casting abbiamo quindi scelto quelli che, pur non avendo esperienze teatrali potevano risultare più adatti perché più volenterosi, più determinati a misurarsi con le difficoltà di un testo tanto complesso.

Abbiamo anche effettuato delle scelte difficili facendo talvolta partecipare anche chi, per timidezza o per sfiducia in se stesso, si trovava in seria difficoltà a relazionarsi con il singolo (figuriamoci con il pubblico!).

Per il cast “adulto” abbiamo fatto quasi esclusivamente riferimento a precedenti conoscenze affidando poi i ruoli a chi, con onestà e serietà, aveva dato il proprio consenso a partecipare al fitto programma di prove.

Tutti avevano capito sin dall’inizio che sarebbe stato un progetto sfibrante, complesso, ma hanno tutti colto entusiasticamente la sfida e l’hanno affrontata con la massima professionalità ed il massimo coraggio. Non è stato per niente difficile per gli adulti confrontarsi con i più giovani e viceversa, anzi devo dire che con questo progetto abbiamo creato un importante precedente che spero sarà imitato da molti altri.

All’interno di questo gruppo di artisti tutti hanno contemporaneamente insegnato ed imparato qualcosa: i ragazzi hanno certamente imparato dagli adulti ad essere più responsabili e comprendere che cosa significhi "lavoro di squadra" e sicuramente gli adulti hanno recuperato grazie ai giovani, quella voglia di giocare e di sognare ottenebrata dallo scontrarsi quotidiano di ragione e sentimento.

 

“… ma questa è un'altra storia
e la si dovrà raccontare un'altra volta”.