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Lo haiku è una forma poetica molto breve,
composta da un quinario, seguito da un settenario e da un secondo quinario (5-7-5 sillabe)
Nellaccezione classica, parte
fondamentale dello haiku, è un "termine particolare" (kigo ) che identifica, evocandola, una stagione.
Questo componimento poetico è infatti
strettamente connesso alla "natura". E lespressione del sentimento
che il contatto con la natura suscita. Il kigo (o riferimento stagionale) non deve
necessariamente essere il nome stesso della stagione, ma più semplicemente un elemento
che ne consenta lindividuazione, suscitando sensazioni ed emozioni legate al momento
descritto. E questa parola che "carica di significato" e
"colora" il contesto della composizione. E la "voce della
natura". Non urla mai, sussurra allorecchio. Il kigo è un termine obbligato
nella stesura di un haiku, anche se alla fine del secolo scorso è stato ampiamente
contestato e considerato quasi uninutile artificio letterario.
Lo haiku che non include il kigo (mu-kigo)
cioè "senza stagione", non deve in ogni caso intendersi privo di significato.
Le stagioni segnano il ritmo della vita per
flora e fauna. I loro colori, i loro profumi, danno allesistenza stessa
delluomo una "profondità diversa", illuminando o spegnendo, evocando o
disperdendo emozioni antiche e sempre nuove sensazioni. La natura detiene una stretta
correlazione con la quotidianità e la quotidianità è fatta di semplici cose, tanto
semplici da non essere notate proprio perché troppo consuete ed entrate
nellabitudine di ogni giorno. Ma nulla è troppo piccolo e tantomeno insignificante.
Lo haiku coglie la grandezza di "un
attimo fuggente".
Chi compone lo haiku (haijin ) non deve solo concentrarsi sulla brevità
del componimento, ma e soprattutto sulla profonda spiritualità insita nello stesso.
"Lessenza" dello haiku è radicata nei tuoi sensi, nella tua capacità di
vedere sentire, gustare, toccare, odorare. E nel potere insito in te di distogliere
lattenzione dal "tutto" e catturare "quella cosa" di cui vuoi
parlare, andando oltre a ciò: creando un "vuoto" tuttintorno ad essa,
svuotandola di qualsiasi orpello ed abbellimento. Quello che rimane è solo
"essenzialità". Lo haijin non scrive "E QUELLO", ma
semplicemente "QUELLO". Altro non serve.
"Larte occidentale trasforma
limpressione in descrizione. Lo haiku non descrive mai: la sua arte è
anti-descrittiva, nella misura in cui ogni stadio della cosa è immediatamente,
caparbiamente, vittoriosamente trasformato in una fragile essenza di apparizione" ed
ancora: LOccidente inumidisce di senso ogni cosa" (Ronald Barthes
Limpero dei segni) ed Alan Watts sembra fargli eco asserendo che "Lo haiku è
un sasso lanciato nello stagno della mente di chi ascolta".
Per scrivere haiku è prima di tutto
indispensabile cambiare il nostro rapporto con il mondo e soprattutto con noi stessi,
modificare il nostro "modo di essere". Loccidente è loquace.
Loriente silenzioso. Ma in questo suo silenzio stanno le radici di infinite parole.
A volte il silenzio è la più alta voce dellespressione.
Lo haiku trascende le limitazioni imposte dal
linguaggio. E latto finale di unazione contemplativa che valorizza le
suggestioni scaturite "dallincontro con la vera essenza della natura" in
"un determinato momento", attraverso la lettura segreta di contrasti, colori,
impressioni, che quellincontro ha suscitato.
E il risultato di una "meditazione
interiore". E il punto darrivo di un cammino, non linizio. I versi
di cui si compone esprimono lessenzialità di sensazioni e sentimenti che emergono
dallanimo con immediatezza.
Il silenzio nel rileggere porterà alla
completa comprensione.
"Ascoltare" con attenzione la
profonda intimità che si crea tra colui che "ha scritto la poesia" e colui al
quale "la poesia è diretta".
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furu ike no
kawazu tobikomu
mizu no oto
Matsuo Bash.gif) |
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Nel vecchio
stagno
una rana si tuffa.
Il rumore dellacqua. |
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